SUPERARSI
15 febbraio 2026
VANGELO
Dal Vangelo secondo Matteo – In quel tempo, Gesù disse: «Io vi dico: se la vostra giustizia non supererà quella degli scribi e dei farisei, non entrerete nel regno dei cieli. Avete inteso che fu detto agli antichi: “Non ucciderai; chi avrà ucciso dovrà essere sottoposto al giudizio”. Ma io vi dico: chiunque si adira con il proprio fratello dovrà essere sottoposto al giudizio. Avete inteso che fu detto: “Non commetterai adulterio”. Ma io vi dico: chiunque guarda una donna per desiderarla, ha già commesso adulterio con lei nel proprio cuore. Avete anche inteso che fu detto agli antichi: “Non giurerai il falso, ma adempirai verso il Signore i tuoi giuramenti”. Ma io vi dico: non giurate affatto. Sia invece il vostro parlare: “sì, sì”, “no, no”; il di più viene dal Maligno».
RIFLESSIONE
Una persona vedendo un amico teso e incupito gli chiese: “Cosa ti impedisce di essere te stesso fino in fondo?”. La risposta fu lapidaria: “Il codice penale!”.
Il Vangelo è molto realista e molto provocatorio:
scrive omicidio, ma ci legge dentro le nostre arrabbiature;
scrive tradimento, ma ma ci legge dentro le nostre ossessioni;
scrive spergiuro, ma ci legge dentro le nostre ipocrisie.
Noi non uccideremo nessuno, eppure in modi diversi possiamo togliere la vita a chi abbiamo accanto, soffocando, accoltellando con le parole, avvelenando con gli atteggiamenti.
Noi non abuseremo sessualmente di nessuno, eppure quante volte inquiniamo le relazioni imponendoci per egoismo, possessività, ossessività, gelosia, pretese.
Noi non verremo accusati di reati gravi, né potranno attribuirci chissà quali colpe, eppure spesso per tiepidezza lasciamo che il negativo prenda il sopravvento e logori tutto.
“Se la vostra giustizia non supererà…” dice Gesù.
Cosa c’è da superare? Quale è il passaggio di livello?
Per cercare di capire l’idea attualizzandola nel nostro oggi paradossalmente faccio un salto indietro di 540 anni. Un antico studioso si è immaginato un dialogo tra Dio e il primo uomo nel giorno della creazione, quando il Signore gli consegna le chiavi del mondo e gli dà le istruzioni di funzionamento.
L’autore è Giovanni Pico della Mirandola che nel 1486 scrive “Il Discorso sulla dignità dell’uomo” che in letteratura è ritenuto il “Manifesto” del Rinascimento.
Dio, rendendosi conto che tutti i doni sono già distribuiti alle altre creature, decide di offrire all’uomo qualcosa di unico: la libertà di scegliere da solo cosa diventare.
“Ti pongo davanti fuoco e acqua: tendi la tua mano dove vuoi. Davanti a te stanno la vita e la morte, il bene e il male. Non ti ho dato alcuna prerogativa determinata, non ti ho fatto né celeste né terreno, perché libero e artefice di te stesso ti plasmassi nella forma che preferirai scegliere. Ho riposto in te semi di ogni vita: quelli che deciderai di coltivare cresceranno e daranno frutti. Tu potrai degenerare nelle cose inferiori più brutali oppure potrai rigenerarti nelle cose superiori che sono divine, quindi scegliere se assomigliare agli animali o a me”.
Per il Vangelo il concetto di rinascimento non è solo culturale o economico, ma è innanzitutto personale. Non gli basta che l’uomo (in generale) sia messo al centro, ma ha come obiettivo che ognuno sia “centrato”, cioè abbia al centro le priorità valoriali e sia con-centrato sulla qualità alta della propria vita.
Chiediamoci allora: con quale criterio stabilisco ciò che per me è “il giusto” (la giustizia)? Tendo al ribasso o punto alto?
Provo a superare i limiti che sono in me?
Provo a superare le difficoltà che vengono dagli altri?
Provo a superare gli ostacoli della realtà?
Invece che chiederci “cosa negativamente mi impedisce di essere me stesso?” (e a volte può essere il codice penale) impariamo da Gesù a domandarci: “come posso positivamente essere al meglio di me stesso superando la mediocrità?”.
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CELEBRAZIONE DELLA MESSA
Sabato – ore 18
Domenica – ore 10 e 18