SHALOM
1 gennaio 2026 – Maria Madre di Dio,
Capodanno, Giornata mondiale della pace
Buon anno nuovo!
LETTURE
Dal libro dei Numeri – Il Signore parlò a Mosè e disse: «Parla ad Aronne e ai suoi figli dicendo: “Così benedirete gli Israeliti: direte loro: Ti benedica il Signore e ti custodisca. Il Signore faccia risplendere per te il suo volto e ti faccia grazia. Il Signore rivolga a te il suo volto e ti conceda pace”. Così porranno il mio nome sugli Israeliti e io li benedirò».
Dal Vangelo secondo Luca – In quel tempo, i pastori andarono, senza indugio, e trovarono Maria e Giuseppe e il bambino, adagiato nella mangiatoia. E dopo averlo visto, riferirono ciò che del bambino era stato detto loro. Tutti quelli che udivano si stupirono delle cose dette loro dai pastori. Maria, da parte sua, custodiva tutte queste cose, meditandole nel suo cuore. I pastori se ne tornarono, glorificando e lodando Dio per tutto quello che avevano udito e visto, com’era stato detto loro. Quando furono compiuti gli otto giorni prescritti per la circoncisione, gli fu messo nome Gesù, come era stato chiamato dall’angelo prima che fosse concepito nel grembo.
RIFLESSIONE
Lasciamoci introdurre dalla scena simpatica di un film.
Quando Peppone diventa Senatore, prima di partire per Roma, dà a don Camillo un foglietto con il numero di telefono del Senato e gli dice ammiccando: “Se ha bisogno…”. Don Camillo gli ribatte dandogli un’immaginetta della Madonna, commentando: “Se ha bisogno… basta guardarla, non deve nemmeno telefonare!”.
Con questo spirito guardiamo oggi a Maria, è lei che ci sorride aprendo la porta del nuovo anno.
Possiamo immaginare che Maria aprendo la porta della stalla di Betlemme, dicesse a chi arrivava: “shalom”, pace! È facile intuirlo perché era il modo di salutarsi tra gli ebrei. Maria forse riusciva a pronunciare solo quella parola, “shalom”, il resto lo centellinava nel suo cuore stupito, nella sua mente arrovellata, nel suo animo impaurito.
“Shalom” è uno di quei termini così densi di significato che non si riescono a tradurre nelle lingue moderne. È molto più che pace intesa come mancanza di conflitto. Indica il benessere dell’esistenza quotidiana, uno stile di qualità alta nel fare le cose, l’armonia con se stessi, con gli altri, con la natura, con Dio. “Shalom” è concordia, serenità, salute.
“Shalom” è benedizione, racchiudendo in sé l’antico augurio biblico: “Ti benedica il Signore e ti protegga. Il Signore faccia brillare il suo volto su di te e ti sia propizio. Rivolga su di te il suo volto e ti conceda shalom, pace”.
I nostri pensieri e i nostri ricordi spesso non hanno pace: siamo pieni di rivoluzioni e guerre interne. Anche i nostri sentimenti non sono nella pace: spesso ci portiamo dentro tempeste. I nostri rapporti con gli altri non sono sempre nella pace: critiche, risentimenti, invidie, gelosie, tristezze croniche per mille questioni, situazioni di antagonismo, ferite aperte.
“Shalom” significa augurarci di vivere 12 mesi di felicità, 52 week-end di ricarica reciproca, 365 giorni di condivisione, 8.784 ore di dialogo, 527.040 minuti di speranza, 31.622.400 secondi di coraggio.
Cristo non nasce soltanto un giorno all’anno: è un evento che può avverarsi ogni giorno, in ogni gesto, pur piccolo.
Natale non è una data significativa, ma è un progetto di vita.
Proprio come in una storia d’amore: ciò che ne dice la verità non è il giorno dell’anniversario, ma gli altri 364.
Auguriamoci questo “shalom” con ciò che disse Gandhi:
“Prendi un sorriso e regalalo a chi non ce l’ha.
Prendi un raggio di sole e regalalo là dove regna la notte.
Prendi una lacrima e regalala a chi ha il cuore duro.
Prendi il coraggio e regalalo a chi non sa lottare.
Prendi la bontà e regalala a chi non sa donare”.
Abbiamo bisogno di pace e allora guardiamo a Maria e, come dice don Camillo, non serve nemmeno telefonare.
Basta uno sguardo o un sorriso e sarà shalom.