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Senzatetto

SENZATETTO
22 marzo 2026 – Quinta domenica di Quaresima
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LETTURA

Dal libro del profeta Ezechièle – Così dice il Signore Dio: «Ecco, io apro i vostri sepolcri, vi faccio uscire dalle vostre tombe, o popolo mio, e vi riconduco nella terra d’Israele. Riconoscerete che io sono il Signore, quando aprirò le vostre tombe e vi farò uscire dai vostri sepolcri, o popolo mio. Farò entrare in voi il mio spirito e rivivrete; vi farò riposare nella vostra terra. Saprete che io sono il Signore. L’ho detto e lo farò». Oracolo del Signore Dio.

RIFLESSIONE

Un senzatetto stava su un marciapiede avvolto nella sua coperta sporca che gli faceva da casa. In una mattina fredda, gli si avvicinò una donna con un abito elegante, i tacchi alti che risuonavano sull’asfalto, i lunghi capelli al vento e un profumo dolce come scia. Sorridendogli gli disse: “Posso invitarti a pranzo?”. L’uomo obiettò scocciato: “Non prendermi in giro!”. Lei tese verso di lui la sua mano: “Ti prego. Vieni con me”.

Un agente di polizia si avvicinò: “Va tutto bene, signora?”. “Sì, grazie! – rispose con calma ferma – Sto invitando a pranzo il signore”. “Ne è sicura?” disse perplesso. Lei annuì.

I due entrarono in un ristorante elegante. Il direttore si affrettò: “Mi scusi, signora, lui non può restare. Rovina l’atmosfera”. Ribatté: “Conosce l’azienda Allure&C.?”. “Certo, è un cliente tra i più importanti e prestigiosi”. “Bene! Sono Helena Diniz, l’amministratrice delegata”. Il direttore impallidì e si scusò. “Si ricordi – commentò la donna – che l’eleganza si misura non da come si vestono le persone, ma da come si trattano”. Si sedettero. L’uomo era impacciato. Tutti li guardavano.

“Si ricorda di me?”. Lui strinse gli occhi: “Proprio no!”. “Vent’anni fa c’era una ragazza affamata rannicchiata fuori da questo ristorante. Lei faceva il cameriere proprio qui e fu l’unico a notarmi. Mi portò un piatto caldo, pagato con le sue mance, e mi disse: «Oggi offro io, ma tu vai avanti!»”.

All’uomo si riempirono gli occhi di lacrime: “Eri tu?”.

“Sì. E ora sono qui io a dire a te: vai avanti!”. Estrasse un biglietto: “A questo indirizzo per te c’è una stanza, dei vestiti e una possibilità di lavoro. Non ho mai dimenticato quel piatto che mi hai donato: aveva il sapore del vai avanti”.

Mentre uscivano si avvicinò di nuovo il poliziotto e commosso le sussurrò: “Oggi ho visto un miracolo, una risurrezione”.

Abbiamo incontrato Adamo, Abramo, Mosè, Davide. Oggi Ezechiele ci consegna il messaggio di Dio: “vai avanti!”.

Ognuno (come Lazzaro nel Vangelo) è chiuso in sepolcri di fallimenti, limiti, frustrazioni. Ci si sente miseri, poveri di soddisfazioni, mendicanti di affetto. Eppure c’è sempre per tutti il soffio dello spirito che ridà vita.

Pensiamo a quante volte una risurrezione si è attualizzata per noi o attraverso noi nella profezia della mano tesa, dello sguardo che si accorge, della tenerezza che rialza, del sorriso che ricostruisce, del dialogo che riapre le chiusure.

Pensiamo alle Pasque della vita, alle opportunità di rinascita, alle occasioni di ripresa, agli incontri che cambiano.

Riflettiamo anche sulle situazioni negative. “Nei momenti più bui non si ha bisogno di consigli. Ciò che si desidera è una connessione umana, una presenza, un tocco delicato. Questi piccoli gesti sono ancore che tengono fermi quando la vita esagera” (E. Hemingway).

Il profeta spiega la realtà nella logica di sistole e diastole: dove entra lo spirito di Dio, esce la negatività che uccide.

Dove entra il vai avanti, escono le miserie che buttano a terra.

In questa settimana proviamo a riconoscere il Signore in ogni persona, situazione, idea, sentimento che ci sussurra: “Vieni fuori dalla buca! Esci dal nero! Vai avanti!”.