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Maestri e testimoni

MAESTRI E TESTIMONI
18 gennaio 2026 
  
VANGELO

Dal Vangelo secondo Giovanni

In quel tempo, Giovanni Battista, vedendo Gesù venire verso di lui, disse: «Ecco l’agnello di Dio, colui che toglie il peccato del mondo! Egli è colui del quale ho detto: “Dopo di me viene un uomo che è avanti a me, perché era prima di me”. Io non lo conoscevo, ma sono venuto a battezzare nell’acqua, perché egli fosse manifestato a Israele». Giovanni testimoniò dicendo: «Ho contemplato lo Spirito discendere come una colomba dal cielo e rimanere su di lui. Io non lo conoscevo, ma proprio colui che mi ha inviato a battezzare nell’acqua mi disse: “Colui sul quale vedrai discendere e rimanere lo Spirito, è lui che battezza nello Spirito Santo”. E io ho visto e ho testimoniato che questi è il Figlio di Dio».

RIFLESSIONE

“L’uomo contemporaneo ascolta più volentieri i testimoni che i maestri o se ascolta i maestri lo fa perché sono dei testimoni” (Papa Paolo VI, Evangelii nuntiandi, 1974).

Rivedo in questa analisi quanto mai attuale (dopo 50 anni) i tre passaggi logici che propone Giovanni Battista: “Non lo conoscevo, ma ho visto e ho testimoniato”.

1. Non lo conoscevo. È il coraggio di sapere di non sapere, con l’umiltà di voler imparare a imparare, sempre di nuovo.

2. Ho visto. È la capacità di non dare tutto per scontato, di riflettere, di verificare, di approfondire, di implicarsi.

3. Ho testimoniato. Qui sta, secondo me, il problema.

Ho letto una riflessione postata da un insegnante, Antonio Mancinelli. La faccio mia (rielaborandola). Parla dei ragazzi e dei giovani, ma interpella noi adulti.

“Li vedo entrare in aula con l’aria di chi ha perso qualcosa, ma non sa bene cosa. I miei studenti e le mie studentesse non pregano più, è evidente. Però praticano moltissimo. Prima di una prova eseguono ritualità scaramantiche a Dio e all’algoritmo. È facile accusarli di infantilismo digitale. Questi tecno-riti però non sono fatti per gioco, nascono dalla paura: paura di fallire, di non essere all’altezza, di vivere in un mondo che promette tutto e non garantisce niente. È dire «credo in qualcosa» anche solo per illudersi. Non è irrazionalità, ma è un sintomo. Quando le istituzioni smettono di parlare, quando la religione diventa un reperto museale e la razionalità non consola più, resta il bisogno di senso. Il sacro diventa tascabile, il mistero dura 30 secondi, ma è nascondiglio di quella verità di cui ha sete un cuore stanco, confuso, affamato che chiede di essere rassicurato. Forse questi tecno-rituali funzionano come le preghiere: non cambiano il mondo, ma cambiano chi li compie. Sono stampelle simboliche in un tempo che non offre appoggi e permettono di attraversare il mondo senza crollare. La domanda vera non è se questi gesti siano ridicoli, ma è un’altra, più scomoda: se i giovani cercano la magia sui social è perché non trovano nulla in noi adulti? Cosa non siamo stati capaci di trasmettere loro? E soprattutto, siamo sicuri che il problema siano i tecno-rituali e non piuttosto il vuoto che cercano di riempire?”.

Parole pesanti. Forse è una reazione alla comodità mediocre a cui noi adulti abbiamo dato troppa importanza?

Secondo una ricerca dell’università di Bergamo sui valori, al primo posto per i giovani ci sono i soldi (62,91%), poi vengono geopolitica (14,69%) e abiti firmati (9,14%). Per l’83,5% la religione è ritenuta poco o per nulla importante, “moltissimo” dallo 0,5% se italiani e dal 5% se stranieri.

Facile dire “i giovani non hanno valori, ideali, religiosità” ma siamo così sicuri che glieli abbiamo dati?

Il Vangelo ci dice che ora è il momento di esporci da adulti.

Non è mai troppo tardi per fare nostro quel “conosco – vedo – testimonio” i valori che si incarnano nella fede e quindi in umanità, moralità, giustizia, educazione, senso civico.

Giovani e ragazzi sotto sotto hanno tanta ricerca di senso e sete di verità per questo guardano più ai fatti che alle parole. E se ascoltano i maestri lo fanno perché sono dei testimoni.

 

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CELEBRAZIONE DELLA MESSA

Sabato – ore 18

Domenica – ore 10 e 18