LA SENSIBILITÀ
2 agosto 2026
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VANGELO
Dal Vangelo secondo Matteo
In quel tempo, avendo udito della morte di Giovanni Battista, Gesù partì di là su una barca e si ritirò in un luogo deserto, in disparte. Ma le folle, avendolo saputo, lo seguirono a piedi dalle città. Sceso dalla barca, egli vide una grande folla, sentì compassione per loro e guarì i loro malati. Sul far della sera, gli si avvicinarono i discepoli e gli dissero: «Il luogo è deserto ed è ormai tardi; congeda la folla perché vada nei villaggi a comprarsi da mangiare». Ma Gesù disse loro: «Non occorre che vadano; voi stessi date loro da mangiare». Gli risposero: «Qui non abbiamo altro che cinque pani e due pesci!». Ed egli disse: «Portatemeli qui». E, dopo aver ordinato alla folla di sedersi sull’erba, prese i cinque pani e i due pesci, alzò gli occhi al cielo, recitò la benedizione, spezzò i pani e li diede ai discepoli, e i discepoli alla folla. Tutti mangiarono a sazietà, e portarono via i pezzi avanzati: dodici ceste piene. Quelli che avevano mangiato erano circa cinquemila uomini, senza contare le donne e i bambini.
RIFLESSIONE
“Signore dammi un segno della tua presenza!”, si dice.
Un amico l’ha trasformata in “Signore, dammi un assegno della tua presenza! Se quel giorno Gesù ha moltiplicato i pani, non può oggi moltiplicare gli euro? Gliene do 5, me ne tornano ceste piene”. Mica male!
Purtroppo con noi e per noi i miracoli non funzionino mai. Si dice: la luce è in fondo al tunnel, la felicità è dietro la porta, la soluzione è dietro l’angolo. Di fatto, mai dove siamo noi!
Il Vangelo invece ci porta a guardare le cose in modo diverso: quando tutto sembra più grande di te, tu devi diventare più grande di tutto.
Infatti non è Gesù che fa il miracolo, ma lo fa fare agli apostoli: “voi stessi date loro da mangiare!”. Gesù insiste in queste domeniche a farci riflettere sulle nostre potenzialità. Ognuno di noi ha la capacità di moltiplicare.
Quando idee, fatiche, progetti, lavori vengono condivisi, il risultato non è la semplice somma dei contributi di ciascuno. È un valore più grande che nessuno avrebbe ottenuto da solo.
Il segreto sta in una parola: sensibilità.
Nel Vangelo i miracoli nascono sempre dalla sensibilità. Gesù vede la folla affamata, nota il dolore del paralitico, ascolta il grido del cieco, coglie la solitudine dell’escluso.
C’è lo sguardo attento di chi analizza, come gli apostoli, calcolando energie, misurando bisogni, prevedendo rischi, chiedendosi: di che cosa c’è bisogno?
C’è poi lo sguardo sensibile, quello di Gesù, da cui nasce la domanda: io che cosa posso mettere a disposizione di mio?
Ciò che tratteniamo si consuma; ciò che condividiamo si moltiplica.
La sensibilità non è solo dare qualcosa per generosità. Parte dall’attenzione a ciò che c’è e a ciò che manca, a se stessi, all’altro, alle situazioni, alle attese, alle necessità.
La sensibilità è antidoto all’individualismo, all’egoismo, al non implicarsi, al nervosismo, all’ansia da prestazione.
La sensibilità non è semplicemente essere buoni. È accorgersi. È intuire quello che non si vede sotto le apparenze. È cogliere un bisogno prima ancora che venga espresso.
La sensibilità è la forza di domandare a se stessi: oggi quale “pane” io ho tra le mani che sto trattenendo? Può essere una parola gentile, un abbraccio, un po’ di tempo, un aiuto, una premura, una sorpresa, una risata, una proposta…
La sensibilità è questione di testa, di volontà, di responsabilità, di concretezza, di pragmatismo. Non è un’emozione buonista. Un miracolo non inizia quando si ha tanto da dare,
ma quando ci si decide a condividere quel poco che si è. La generosità coinvolge ciò che si ha, invece la sensibilità riguarda ciò che si è.
La sensibilità, quando tutto sembra più grande di te, è la forza che ti fa diventare più grande di tutto. Quindi non è solo un segno di Dio, ma proprio un “assegno” di Dio perché usandola ci si arricchisce sempre.
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CELEBRAZIONE DELLA MESSA
Sabato – NO
Domenica – ore 10 e 18