LA SEDIA
11 ottobre 2026
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VANGELO
Dal Vangelo secondo Matteo – In quel tempo, Gesù, riprese a parlare con parabole [ai capi dei sacerdoti e ai farisei] e disse: «Il regno dei cieli è simile a un re, che fece una festa di nozze per suo figlio. Egli mandò i suoi servi a chiamare gli invitati alle nozze, ma questi non volevano venire. Mandò di nuovo altri servi con quest’ordine: Dite agli invitati: “Ecco, ho preparato il mio pranzo; i miei buoi e gli animali ingrassati sono già uccisi e tutto è pronto; venite alle nozze!”. Ma quelli non se ne curarono e andarono chi al proprio campo, chi ai propri affari; altri poi presero i suoi servi, li insultarono e li uccisero. Allora il re si indignò: mandò le sue truppe, fece uccidere quegli assassini e diede alle fiamme la loro città. Poi disse ai suoi servi: “La festa di nozze è pronta, ma gli invitati non erano degni; andate ora ai crocicchi delle strade e tutti quelli che troverete, chiamateli alle nozze”. Usciti per le strade, quei servi radunarono tutti quelli che trovarono, cattivi e buoni, e la sala delle nozze si riempì di commensali. Il re entrò per vedere i commensali e lì scorse un uomo che non indossava l’abito nuziale. Gli disse: “Amico, come mai sei entrato qui senza l’abito nuziale?”. Quello ammutolì. Allora il re ordinò ai servi: “Legatelo mani e piedi e gettatelo fuori nelle tenebre; là sarà pianto e stridore di denti”. Perché molti sono chiamati, ma pochi eletti».
RIFLESSIONE
Le problematiche degli inviti nella parabola di oggi mi hanno fatto pensare a cosa può succedere attorno a una tavola.
Si potrebbe chiamare “la teoria della sedia”.
Se ti capita di arrivare in ritardo, le persone che ti apprezzano spontaneamente ti indicano il posto vuoto più vicino. Chi ti vuole bene si stringe per creare spazio, senza che tu chieda nulla, perché la tua presenza per loro è significativa.
C’è chi, per non rischiare di averti accanto, indica apposta sedie in angoli scomodi o dove c’è qualcuno insopportabile, commentando: “ma come mi dispiace, è occupato”.
Esistono infine le persone che fanno finta di niente, non si spostano di un centimetro, guardano da un’altra parte, sotto sotto però controllando sornioni il tuo disagio.
Ogni persona è invitata alla festa della vita e ha un posto. Attorno ci sono delle sedie, alcune piene, altre libere.
Guardando a me, per anni ho perso tempo cercando di conquistarmi spazio a tavoli dove ero di troppo.
Penso a amicizie in cui ero sempre io a fare il primo passo.
Situazioni in cui la mia assenza passava inosservata.
Lavori in cui mi chiedevano lealtà e fedeltà ma mi offrivano in cambio indifferenza.
Quando uno deve continuamente dimostrare ciò che merita, non è lui a non essere abbastanza, ma è il tavolo che è tossico.
Il Vangelo ci dice che ognuno ha il vestito della dignità che non può dimenticare. È essenziale per la festa della vita.
Ciascuno è invitato per quello che è e per come è.
Il Papa San Giovanni XXIII, che oggi la chiesa ricorda, disse:
“Non consultarti con le tue paure, ma con le tue speranze.
Non pensare alle tue frustrazioni, ma al tuo potenziale.
Non preoccuparti per ciò che hai fallito, ma di ciò che ti è ancora possibile fare.
Impariamo a guardandoci negli occhi senza sfidarci,
ad avvicinarci senza paura, ad aiutarci scambievolmente,
a costruire ponti di dialogo cercando più ciò che unisce
di ciò che divide, perché non ho mai conosciuto un pessimista che abbia concluso qualcosa di bene.
Siamo chiamati più a fare il bene che a distruggere il male, a edificare più che a demolire. Mi pare di dover proseguire nella ricerca perenne del bene, senza più curarmi di chi ha modi diversi da me di concepire la vita e di giudicarla.
Non serve sciupare lunghe ore in continui piagnistei e recriminazioni che a nulla giovano.
La nostra azione diventa come quella di certi fiori nascosti nell’erba, che piano piano, stando al loro posto, impregnano tutto il campo del loro profumo”.
Ha ragione. Siamo invitati da Dio a essere come i fiori piccoli e apparentemente insignificanti che però stando al loro posto pian piano impregnano tutto il campo del loro profumo.
La sedia di ciascuno è la responsabilità di dare il meglio di sé.
La propria essenza di qualità non solo può profumare tutto ma ha pure la forza di vincere il fastidioso potere di ammorbare delle “m…aleodoranti cose” che ci sono accanto ai fiori.
L’importante è che ognuno, con l’abito bello della sua dignità battesimale si senta amato, conosciuto, compreso, atteso.
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