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La fantasia di Dante

LA FANTASIA DI DANTE
1 febbraio 2026
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VANGELO

Dal Vangelo secondo Matteo – In quel tempo, vedendo le folle, Gesù salì sul monte: si pose a sedere e si avvicinarono a lui i suoi discepoli. Si mise a parlare e insegnava loro dicendo: «Beati i poveri in spirito, perché di essi è il regno dei cieli. Beati quelli che sono nel pianto, perché saranno consolati. Beati i miti, perché avranno in eredità la terra. Beati quelli che hanno fame e sete della giustizia, perché saranno saziati. Beati i misericordiosi, perché troveranno misericordia. Beati i puri di cuore, perché vedranno Dio. Beati gli operatori di pace, perché saranno chiamati figli di Dio. Beati i perseguitati per la giustizia, perché di essi è il regno dei cieli. Beati voi quando vi insulteranno, vi perseguiteranno e, mentendo, diranno ogni sorta di male contro di voi per causa mia. Rallegratevi ed esultate, perché grande è la vostra ricompensa nei cieli».

RIFLESSIONE

Sulle Beatitudini sono state scritte migliaia di pagine, eppure è sempre difficile dare una definizione di “beato”.

Chi è davvero beato? Ognuno ha criteri diversi. Per qualcuno beato è chi è ricco. Beato è chi sta bene. Per altri beato è chi è sereno. Beato è chi si sente amato.

Non si riesce a trovare un sinonimo esauriente di beato. Forse bisogna inventarlo? Mi sa di sì.

Ricordo che un professore, Mons. Daniele Rota, ora 94enne, esimio esperto di Dante, mi fece notare che il Sommo Poeta, ne “La Divina Commedia” per esprimere il modo di pensare di Dio crea dei neologismi, inventa delle parole nuove. Sono andato a ripescare queste espressioni. La riflessione di oggi diventa quindi un po’ tanto scolastica.

Una prima parola è INTUARSI. Nel terzo Cielo del Paradiso Dante dice allo spirito del beato Folchetto da Marsiglia: “s’io m’intuassi, come tu t’inmii”. Tu in me e io in te, è una situazione che dà beatitudine. Vale con Dio e gli altri. Significa entrarsi reciprocamente nel cuore e nella mente. Non è annullarsi. Non è solo mettersi nei panni dell’altro: è indossare la sua pelle, è una fusione di anime.

Dante crea una seconda parola bellissima: INFORSARSI. Abitare i forse, accogliere reciprocamente fatica, fallimenti, incertezze non è solo uno sforzo per capirsi e accettarsi, ma è considerare le fragilità come occasione per maturare. Quando c’è qualcuno che sopporta e supporta ci si sente beati.

Dante inventa una terza espressione: INSEMPRARSI, stare dentro il sempre. In un’epoca di analfabetismo emotivo, di connessioni senza relazioni, di sensazioni mordi e fuggi, il “per sempre” fa paura, ma è rivoluzionario perché svela una dimensione di infinito che ha il sapore della beatitudine nella logica del comunque e del nonostante tutto.

In-tuarsi, in-forsarsi, in-semprarsi sono parole “im-portanti” letteralmente “che portano-in”, che portano dentro.

“Essere IN, essere dentro” l’uno nell’altro genera vita.

“Essere IN, essere dentro” nelle cose produce energia.

C’è infine una quarta parola plasmata da Dante che secondo me è l’apice a cui portano le precedenti: è “TU MI IMPARADISI”. Forse è più forte di un “ti amo”. Non significa semplicemente “mi rendi felice”, ma è il “mi fai stare da Dio”, mi fai stare come mi fa stare Dio, mi fai stare come se fossi con Dio. È una beatitudine.

Beatitudine non significa che tutto sia bello e vada bene, ma che in ogni cosa anche opaca si può trovare un senso, che in ogni difficoltà si può trovare la forza per affrontarla, che in ogni dolore si può trovare un sostegno, che in ogni fallimento si può trovare un nuovo inizio, che in ogni errore si può trovare una lezione, che in ogni inferno si può trovare una porta del cielo.

Il paradiso, la beatitudine, non è un traguardo da aspettare, ma è una dimensione interiore in cui vivere già qui e ora, è vedere le cose partendo da ciò che è “im-portante”.

Beato me “se io m’intuassi, come tu t’inmii”.

Beato me se mi “inforsarsi” imparando ad andare oltre.

Beato me se mi “insemprarsi” offrendo il meglio di me.

Beato me ogni volta che posso dire “mi imparadisi” a Dio e a chi  – come lui – sa intuarmi, inforsarmi, insemprarmi.

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CELEBRAZIONE DELLA MESSA

Sabato – ore 18

Domenica – ore 10 e 18