KYRIE ELEISON
23 agosto 2026
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VANGELO
Dal Vangelo secondo Matteo – In quel tempo, Gesù, giunto nella regione di Cesarea di Filippo, domandò ai suoi discepoli: «La gente, chi dice che sia il Figlio dell’uomo?». Risposero: «Alcuni dicono Giovanni il Battista, altri Elia, altri Geremia o qualcuno dei profeti». Disse loro: «Ma voi, chi dite che io sia?». Rispose Simon Pietro: «Tu sei il Cristo, il Figlio del Dio vivente». E Gesù gli disse: «Beato sei tu, Simone, figlio di Giona, perché né carne né sangue te lo hanno rivelato, ma il Padre mio che è nei cieli. E io a te dico: tu sei Pietro e su questa pietra edificherò la mia Chiesa e le potenze degli inferi non prevarranno su di essa. A te darò le chiavi del regno dei cieli: tutto ciò che legherai sulla terra sarà legato nei cieli, e tutto ciò che scioglierai sulla terra sarà sciolto nei cieli». Allora ordinò ai discepoli di non dire ad alcuno che egli era il Cristo.
RIFLESSIONE
Una bimba, passeggiando con i genitori, vedeva sempre una casa vecchia grande ricca. La attirava senza sapere perché.
Un giorno, cominciando ad andare a scuola, scoprì che ci viveva un bambino. Cominciarono a salutarsi e a parlarsi. Diventarono compagni di strada e di gioco.
Da adolescente, quella ragazzina iniziò a sentire qualche emozione per quell’amico che diventava speciale. Parlavano tanto e più si conoscevano più si cercavano.
Crescendo con lui capì che quella persona era diventata il fulcro della sua vita: la sua presenza condizionava le scelte, determinava le priorità, rendeva la gioia più intensa, la paura meno opprimente, la fatica più leggera. Si innamorarono e andarono a vivere insieme.
Quella che era una curiosità, era diventata conoscenza, frequentazione, poi relazione fino a maturare in convivenza.
Ciò che succede quando si sceglie una persona come “determinante”, è esattamente la dinamica della fede.
C’è un approccio infantile alla fede, quello che vede solo la grande struttura, solenne, ricca, antica. Incuriosisce.
C’è poi una fede bambina che scopre che c’è qualcuno dentro, ma si accontenta di parole convenzionali e gesti abitudinari.
Può crescere e diventare un rapporto che dà emozioni, che sente il bisogno di frequenza, di incontro, di parlarsi, che avverte la presenza e la mancanza, che in alcuni momenti sta bene e in altri litiga, perché ci si arrabbia solo con coloro a cui si vuole bene. Quando qualcuno mi dice “ce l’ho con Dio” io rispondo “allora gli vuoi proprio bene!” altrimenti non ti interesserebbe.
Il passaggio che Gesù fa nel Vangelo da “la gente cosa dice?” al “chi sono io per te?” è il salto alla scelta di una fede adulta.
Cristo non è un’idea da capire, non è un valore da vivere, non è una dottrina da imparare o una ritualità da obbedire ma è una persona da scoprire. È un incontro determinante.
La fede non è sapere qualcosa di Gesù (la gente cosa dice?), ma è percepirlo interpellante (chi sono per te?).
Nella Messa questo è espresso in un momento magico purtroppo snobbato: quando diciamo “Kyrie eleison”.
“Eleison” ha la stessa radice greca di eleggere o di elezione. Non è solo chiedere perdono: Signore pietà. È molto di più! È dire: “Tu per me sei non solo l’importante sig. Gesù, ma sei Gesù il Signore (Kyrie), cioè un incontro determinante”. È passare da religione per convenzione a fede per convinzione. Lo schema della Messa lo conferma: si fa il segno di croce per dire “io scelgo te, Dio”, ma subito si dice “eleison” cioè: “Anche tu, Signore però scegli me con le mie fragilità, i miei dubbi, i miei errori. So che farò fatica, ma mi piacerebbe avere con te una relazione seria, un rapporto adulto”.
Per questo poi ci si parla per conoscersi meglio (le letture), si condivide lo stare a tavola (la consacrazione) e si riparte dopo aver fatto pace e essersi abbracciati (la comunione).
Quindi dire “Kyrie eleison!” è avere il coraggio di proporre a Dio: “andiamo a convivere?”.
Attenzione! Lui è già pronto a lasciare il vecchio palazzo dorato per fare casa con noi.
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CELEBRAZIONE DELLA MESSA
Sabato – ore 18
Domenica – ore 10 e 18