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Frasario per i morti

FRASARIO SUI MORTI
1 novembre 2026
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Buona festa di tutti i Santi
soprattutto quelli nostrani e casalinghi che sono i nostri cari in paradiso.
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Dal Vangelo secondo Matteo – In quel tempo, vedendo le folle, Gesù salì sul monte: si pose a sedere e si avvicinarono a lui i suoi discepoli. Si mise a parlare e insegnava loro dicendo: «Beati i poveri in spirito, perché di essi è il regno dei cieli. Beati quelli che sono nel pianto, perché saranno consolati. Beati i miti, perché avranno in eredità la terra. Beati quelli che hanno fame e sete della giustizia, perché saranno saziati. Beati i misericordiosi, perché troveranno misericordia. Beati i puri di cuore, perché vedranno Dio. Beati gli operatori di pace, perché saranno chiamati figli di Dio. Beati i perseguitati per la giustizia, perché di essi è il regno dei cieli. Beati voi quando vi insulteranno, vi perseguiteranno e, mentendo, diranno ogni sorta di male contro di voi per causa mia. Rallegratevi ed esultate, perché grande è la vostra ricompensa nei cieli».

RIFLESSIONE

È diventato di moda, quando si ricorda qualche defunto, usare un’espressione che detesto: “Dovunque tu sia”.

Dà l’idea di smarrito, disperso, scappato, rapito. Che tristezza!

Se credo, so dove sono i miei morti: con Dio, in paradiso.

Se non credo, comunque so dove sono: nel mio cuore.

Quando si ama una persona, si sente che c’è anche se non si sa dove è, anche se non si vede perché lontana.

Un’altra espressione usata in modo inappropriato è “la terra ti sia lieve” ritenendola saluto laico opposto al “riposi in pace”. È invece un antico augurio religioso latino “sit tibi terra levis”. Al momento della sepoltura, il rumore della terra sulla bara e il vederla sotterrarsi generava un senso di angoscia. Allora si augurava al defunto la “lievità” cioè che la sua anima non fosse imprigionata sotto le zolle, ma libera e redenta.

Parimenti si festeggia Halloween senza saperne il senso.

Si credeva che la vigilia dei santi (hall-saints-even) i dannati uscissero dalle tombe per risucchiare la vita agli uomini. Travestirsi da scheletri e fantasmi è un modo per scappare. Gli “zombies” però con “dolcetto o scherzetto?” tendono trappole (“se mangi non sei morto ma umano e ti frego”).

Noi non scappiamo dai morti. Noi andiamo a trovarli.

Noi diciamo loro “addio!” dal latino ad-Deum. Significa:

crediamo che “state da Dio” cioè che state benissimo;

crediamo che state con Dio (ad Deum) in una vita nuova;

crediamo che ci rivedremo nella casa di Dio, ad-Deum;

vi doniamo ad-Deum come dono prezioso che ci costa;

vi affidiamo ad-Deum perché la vostra storia si custodita;

chiediamo ad-Deum di potervi sentire vicini come protettori.

Le tombe si riempiono di fiori per dirci che le lapidi non sono lastre pesanti che chiudono e schiacciano ma sono le ante delle porte del cielo dove rifiorisce una vita nuova.

La tradizione chiama il cimitero “campo santo”. I nostri cari vengono deposti come seme nella terra che fiorisce in cielo per loro e germoglia in frutti buoni per noi. Il campo esige però la responsabilità di coltivare ogni giorno quanto loro hanno vissuto, creduto, sperato, amato.

Halloween o Holy-ween, commemorazione dei morti o festa dei santi, memoria laica o preghiera religiosa, per tutti comunque c’è una medesima riflessione: il loro “al di là” fa prendere sul serio il nostro “al di qua”.

Gabriel Marcel scrive: “Dire ti amo a una persona significa prometterle: tu non morirai mai!”. È bello pensare che la parola “amore” viene dal latino “a-mors” ciò che è senza morte, ciò che vince la morte, ciò che non risucchia la vita ma la fa crescere. È la forza della risurrezione di Gesù, è la preziosità dei Santi quelli nelle nicchie e quelli casalinghi perché i nostri cari che sono in paradiso sono santi, sono i nostri patroni e custodi.

Noi non scappiamo dai morti ma li raggiungiamo dove sono grazie alla strada dei valori e degli ideali che hanno tracciato.

Una lacrima evapora, un fiore appassisce, ma ciò che resta è l’impegno di una vita sensata come dono e responsabilità, dono loro dall’al là e responsabilità nostra nell’al di qua.

 

 

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