Skip to content

Cuori assetati

CUORI ASSETATI
8 marzo 2026 – Terza domenica di Quaresima
LETTURA

Dal libro dell’Esodo – In quei giorni, il popolo soffriva la sete per mancanza di acqua e mormorò contro Mosè: «Perché ci hai fatto salire dall’Egitto per far morire di sete noi, i nostri figli e il nostro bestiame?». Allora Mosè gridò al Signore, dicendo: «Che cosa farò io per questo popolo? Ancora un poco e mi lapideranno!». Il Signore disse a Mosè: «Passa davanti al popolo e prendi con te alcuni anziani. Prendi in mano il bastone con cui hai percosso il Nilo, e va’! Io starò davanti a te; tu batterai sulla roccia: ne uscirà acqua e il popolo berrà». Mosè fece così, sotto gli occhi degli anziani d’Israele. Chiamò quel luogo Massa e Meriba, a causa della protesta degli Israeliti e perché misero alla prova il Signore, dicendo: «Il Signore è in mezzo a noi sì o no?».

RIFLESSIONE

È più facile per Dio togliere gli Ebrei dall’Egitto che togliere l’Egitto dagli Ebrei. 

È più facile per Dio dividere le acque del Mar Rosso, che fare spazio tra rimpianti, rimorsi, pregiudizi.

Abbiamo bisogno di trovare una persona, un avvenimento, un sentimento che agisca per noi come Mosè cioè che  dalla roccia del nostro cuore fossilizzato e della nostra mente indurita faccia uscire l’acqua fresca e zampillante dell’anima.

Abbiamo bisogno di incontri, come quello della Samaritana con Gesù, che rivitalizzino la nostra autocoscienza rassegnata.

In questa Quaresima (nella 1a domenica) Adamo, l’uomo cosciente del male, ci ha insegnato l’attenzione ai buchini dell’anima.

Poi (settimana scorsa) Abramo, l’uomo cosciente del bene, ci ha aiutato a riconoscere i doni e a modificare lo stile, coscientizzando le benedizioni per diventare noi benedizione.

Oggi incontriamo un uomo e una donna liberati: Mosè e la Samaritana hanno vinto la schiavitù dei limiti, l’esilio degli errori, i deserti dei pregiudizi, un mare di problemi da attraversare, la prigionia nell’ottusità, la sete dei rimpianti, lo smarrimento della frustrazione.

Il messaggio sembra scontato ma dobbiamo ridircelo:

nessuna nostalgia cambierà il passato,

nessuna ansia modificherà il futuro,

ma ogni azione di qualità può migliorare il presente.

Un proverbio medio-orientale dice:  “Ho chiesto fiori a Dio e lui mi ha mandato la pioggia”.

Quando piove noi vediamo grigio e ci incupiamo. Ce la prendiamo con tutto e tutti (“piove, governo ladro!”) e poi giustifichiamo la nostra acidità, impazienza, irosità, permalosità, insopportabilità dando la colpa alle nuvole. Ci diciamo “meteopatici” ma diventiamo meteo-antipatici!

La pioggia che consideriamo nemica però è la stessa che dona al terreno duro la capacità di smollarsi per farsi arare, che dona ai semi la forza per spuntare, che dona ai germogli la sostanza per crescere.

A me muoiono tutte le piante: ammetto di non avere il pollice verde (ma nemmeno l’alluce). La responsabilità è solo della mia trascuratezza, ma è sempre più comodo dare la colpa alle stagioni, al meteo, agli insetti.

La Quaresima quindi non è solo il tempo del “no”, del togliere qualcosa, del mangiare di meno, dell’auto-limitarsi con sacrifici, ma è soprattutto e innanzitutto l’occasione del “sì” e della ricerca del meglio (come è stato per Mosè esule nel deserto o come per la Samaritana assetata di verità).

Non è facile. È normale avere dubbi come il popolo:  “Ma Dio c’è, sì o no? Perché non fa nulla?”. 

Dio chiede di credere che dalla roccia, dall’aridità, dalla fatica può uscirne qualcosa di buono.

Il problema è fidarsi non solo di lui, ma anche di se stessi perché il risultato si ottiene se e solo se si ha il coraggio di battere un colpo, cioè di fare qualcosa di concreto.

È proprio vero: se chiedi fiori a Dio, lui ti manda la pioggia.

 

___________

CELEBRAZIONE DELLA MESSA

Sabato – ore 18

Domenica – ore 10

* Domenica alle ore 18 celebrerà il Vescovo Francesco