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Chapeau

CHAPEAU
20 settembre 2026
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VANGELO

Dal Vangelo secondo Matteo – Gesù disse questa parabola: «Il regno dei cieli è simile a un padrone che uscì all’alba per prendere a giornata lavoratori per la sua vigna. Si accordò con loro per un denaro al giorno. Uscito poi verso le nove, ne vide altri che stavano in piazza, disoccupati, e disse loro: “Andate anche voi nella vigna; quello che è giusto ve lo darò”. Ed andarono. Uscì di nuovo verso mezzogiorno e verso le tre, e fece altrettanto. Uscito ancora verso le cinque, ne vide altri e disse loro: “Perché ve ne state qui tutto il giorno senza far niente?”. Gli risposero: “Perché nessuno ci ha presi a giornata”. E disse loro: “Andate anche voi nella vigna”. Quando fu sera, il padrone disse al fattore: “Chiama i lavoratori e dai loro la paga, incominciando dagli ultimi fino ai primi”. Venuti quelli delle 5 del pomeriggio, ricevettero ciascuno un denaro. Quando arrivarono i primi, pensarono che avrebbero ricevuto di più. Ma anch’essi ricevettero un denaro. Nel ritirarlo mormoravano contro il padrone: “Questi ultimi hanno lavorato un’ora soltanto e li hai trattati come noi, che abbiamo sopportato il peso della giornata e il caldo”. Ma il padrone, rispondendo a uno di loro, disse: “Amico, io non ti faccio torto. Non hai forse concordato con me per un denaro? Prendi il tuo e vattene. Ma io voglio dare anche a quest’ultimo quanto a te: non posso fare delle mie cose quello che voglio? Oppure tu sei invidioso perché io sono buono?”. Così gli ultimi saranno primi e i primi, ultimi».

RIFLESSIONE

“Chapeau!” al comportamento del padrone. Un vero e proprio “coup de théâtre” per stare al francese. Tanto di cappello a questo colpo di scena.

L’espressione corrispondente in inglese “hat tip” (HT) è in uso anche nel gergo della blog-sfera, quando a qualcuno si dà il merito di un intervento significativo.

Allora lasciamoci guidare dal Vangelo a toglierci il cappello.

Togliersi il cappello è gesto di ammirazione che significa riconoscere bravura, capacità, merito.

Togliersi il cappello è segno di rispetto. Il galateo lo suggerisce (ancora!) quando si saluta una signora, quando si entra in un luogo sacro o quando si è in riunione.

Togliersi il cappello è un gesto di significato simbolico. Per un soldato togliersi l’elmo era abbandonare le difese. Per un nobile togliersi le piume era scendere dal piedistallo. Per una signora togliersi la veletta era annullare le distanze.

Togliersi il cappello è un gesto di richiesta umile. Per gli artisti “fare cappello” rappresenta non solo un aiuto, ma soprattutto un apprezzamento e un incoraggiamento. Il cappello – a differenza del biglietto d’ingresso predefinito – dona la libertà allo spettatore di decidere. Tutto è dono.

Togliersi il cappello è un gesto di riconoscimento valoriale: lo si fa quando si canta l’inno nazionale, quando si recita una preghiera, quando si commemora un defunto.

Togliersi il cappello in ogni caso fa “scoprire” la testa.

Curioso il verbo “scoprire”: significa senza copertura, ma “scoprire” è anche trovare, ritrovare, accorgersi. Sembra ovvio, ma non è scontato ricordarsi di avere la testa. Non solo nel senso di usare il cervello (sarebbe già tanto), ma proprio come prendere in mano la propria identità. Non per nulla nella distribuzione si dice “uno a testa”.

La parabola ci dà 2 lezioni.

La prima: L’attenzione agli altri chiede pari attenzione a se stessi e viceversa, riconoscendo con gioia grata la bellezza di una situazione, lo stupore per una capacità, la riconoscenza per un dono.

La seconda. Quando devi fare qualcosa, fallo bene con tutte le tue capacità. Fallo con amore. Soprattutto fallo apposta. Questo porta allo “chapeau!”.

Henry David Thoreau, poeta statunitense, nella sua poesia “Conscience” dà questa definizione di coscienza: “Live your life, do your work, then take your hat”, Vivi la tua vita, fai il tuo lavoro e poi prendi il tuo cappello. È la bellezza del rendersi conto del valore della vita, per cui poi prendi il tuo cappello, saluti e te ne vai, soddisfatto perché hai la coscienza pulita e l’anima appagata.

È la domanda del Vangelo: perché ve ne state senza far nulla?

Perché non valorizzate le qualità e le capacità?

Perché non cogliete le opportunità? Perché non gioite per il bello?

Dio invece, il padrone dei padroni, ogni sera ci viene a cercare, riconosce quanto di buono e di bello c’è in ogni nostra giornata per come è andata e per come siamo. Poi orgoglioso di ognuno sorridendo ci dice: “chapeau!”. Magari imparassimo da lui!

 

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