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Arianna

ARIANNA
5 luglio 2026
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VANGELO

Dal Vangelo secondo Matteo – In quel tempo Gesù disse: «Ti rendo lode, Padre, Signore del cielo e della terra, perché hai nascosto queste cose ai sapienti e ai dotti e le hai rivelate ai piccoli. Sì, o Padre, perché così hai deciso nella tua benevolenza. Tutto è stato dato a me dal Padre mio; nessuno conosce il Figlio se non il Padre, e nessuno conosce il Padre se non il Figlio e colui al quale il Figlio vorrà rivelarlo. Venite a me, voi tutti che siete stanchi e oppressi, e io vi darò ristoro. Prendete il mio giogo sopra di voi e imparate da me, che sono mite e umile di cuore, e troverete ristoro per la vostra vita. Il mio giogo infatti è dolce e il mio peso leggero».

RIFLESSIONE

Ernest Hemingway scrive: “Le persone migliori possiedono la sensibilità per la bellezza, il coraggio di correre rischi, la disciplina di dire la verità e la capacità di sacrificarsi. Ironia della sorte, però, queste virtù le rendono vulnerabili: spesso vengono ferite, a volte distrutte”.

Ritrovo in queste parole il senso dell’opposizione che Gesù pone tra la sapienza dei semplici e la supponenza dei grandi: “Ti rendo lode, Padre, perché hai nascosto queste cose ai dotti e le hai rivelate ai piccoli. Venite a me,  voi che siete stanchi e oppressi, io vi darò ristoro”.

Provo a spiegarlo con la storia di Arianna.

La mitologia greca racconta che il re Minosse aveva un magnifico toro bianco e decise di tenerlo per sé invece che offrirlo agli dei. Il permaloso dio Poseidone, per punirlo, fece innamorare sua moglie la regina Pasifae del toro. Dai due nacque il terribile Minotauro, metà uomo metà toro. Poiché era feroce e incontrollabile, fu chiuso in un labirinto nel quale veniva nutrito con prigionieri inviati da Atene. Teseo, figlio del re di Atene, si offrì volontariamente con l’idea di uccidere il Minotauro e porre fine a quella strage. La sua compagna Arianna, con l’intelligenza dell’amore, si mise a tessere per lui un lunghissimo filo grazie al quale avrebbe potuto ritrovare la via per uscire dal labirinto.

Fuggiti insieme da Creta, dopo aver ucciso il mostro, fecero tappa sull’isola di Nasso. Però Teseo – con la supponenza e l’ingratitudine tipica dei beneficiati – abbandonò Arianna. Da qui l’espressione “piantare in Nasso” poi distorta dall’uso.

Il dio Dioniso la trovò sola e disperata, se ne innamorò  e la sposò. Il diadema nuziale che le donò lo pose nel cielo e divenne la costellazione della Corona Boreale. La sua semplicità aveva riempito di luce il buio più nero.

Il filo di Arianna a volte è una persona, altre volte una parola, oppure anche una situazione, un sentimento, un legame. Per qualcuno è la fede, per altri una verità che interpella.

La supponenza è una maschera che nasconde fragilità.

La supponenza è la caricatura di tutte le virtù. Crede di non sbagliare mai, in realtà teme di imparare.

Ogni filo di Arianna, che Dio ci dona e la vita ci offre, è però delicato e si può facilmente spezzare, ma lo si può sempre riannodare. Quando un filo si spezza e si riannoda, succede qualcosa di importante: si accorcia. I due estremi che si erano staccati, si ritrovano più vicini. Più sono i nodi, più ci si ritrova meno distanti. Quante volte succede nella vita e non ce ne rendiamo conto.

La semplicità, la mitezza, l’umiltà sono il filo di Arianna nelle nostre mani quando il labirinto ci crea ansia e quando i mostri interiori vogliono divorare tutto e tutti.

La semplicità, la mitezza, l’umiltà sono il filo di Gesù: “imparate da me che sono mite e umile di cuore”. Imparate  la sensibilità per la bellezza, il coraggio di correre rischi, la disciplina di dire la verità e la capacità di sacrificarsi. 

Anche se rende vulnerabili, è un filo che fa uscire da ogni caos e comunque più si spezza, più si rafforza.

 

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