APPARENZE LIBRARIE
15 marzo 2026 – 4a domenica di Quaresima
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LETTURA
Dal primo libro di Samuele – In quei giorni, il Signore disse a Samuele: «Riempi d’olio il tuo corno e parti. Ti mando da Iesse il Betlemmita, perché mi sono scelto tra i suoi figli un re». Samuele fece quello che il Signore gli aveva comandato. Quando fu entrato, egli vide Eliàb e disse: «Certo, davanti al Signore sta il suo consacrato!». Il Signore replicò a Samuele: «Non guardare al suo aspetto né alla sua alta statura. Io l’ho scartato, perché non conta quel che vede l’uomo: infatti l’uomo vede l’apparenza, ma il Signore vede il cuore». Iesse fece passare davanti a Samuele i suoi sette figli e Samuele ripeté a Iesse: «Il Signore non ha scelto nessuno di questi». Samuele chiese a Iesse: «Sono qui tutti i giovani?». Rispose Iesse: «Rimane ancora il più piccolo, che ora sta a pascolare il gregge». Samuele disse a Iesse: «Manda a prenderlo, perché non ci metteremo a tavola prima che egli sia venuto qui». Lo mandò a chiamare e lo fece venire. Era fulvo, con begli occhi e bello di aspetto. Disse il Signore: «Àlzati e ungilo: è lui!». Samuele prese il corno dell’olio e lo unse in mezzo ai suoi fratelli, e lo spirito del Signore irruppe su Davide da quel giorno in poi.
RIFLESSIONE
Ognuno di noi è un libro unico, con una propria storia.
Ci si comporta con gli altri allo stesso modo che con un libro.
C’è chi giudica un volume (e gli altri) solo dalla copertina: si lascia prevalere la prima impressione. Molti nemmeno questo e si fanno condizionare da altri. Sono pochi quelli che vanno in profondità cercando la verità.
C’è chi sfoglia e guarda le immagini (del libro e degli altri). Si accontenta di poco, l’emozione prevale sul contenuto. È facile allora far scattare il giudizio “non mi piace!”. Però solo perché a qualcuno non piace la narrazione o lo stile non vuol dire che il libro sia brutto o pieno di errori.
C’è chi inizia ma non ha costanza (col libro e con gli altri). È vero che a volte le attese sono deluse o si fa fatica, ma vale sempre la pena voltare pagina e provare ad andare avanti perché questo può portare a meravigliose scoperte.
C’è chi dona attenzione (al libro e agli altri) con la convinzione che ogni capitolo è necessario e ogni passaggio ha un suo perché in una visione complessiva.
C’è chi si trova nella difficoltà di non riuscire a capire (sia un libro che gli altri). Può essere ad esempio che sia in un’altra lingua e fuori dalle proprie sensibilità. Davanti a un testo di matematica o di tedesco mi arrendo. Serve anche l’umiltà di considerare i propri limiti.
Sono le stesse dimensioni della nostra quotidianità.
“L’uomo guarda all’apparenza, ma il Signore vede il cuore” dice il profeta Samuele a Iesse per spiegare la logica con cui Dio sceglie Davide come re, infrangendo le aspettative comuni di apparenza, efficacia, efficienza, prestazione.
In questa Quaresima abbiamo incontrato Adamo, Abramo, Mosè, oggi Davide. Storie dense in cui ritrovare le nostre. Se ciascuno è un libro unico, il risultato è una biblioteca, anzi una Bibbia (perché Bibbia vuol proprio dire biblioteca).
Pensare che la nostra vita è parte di questa Bibbia/biblioteca insegna a comprenderci nel modo in cui Dio ci legge. Per farlo dobbiamo fare nostre le 3 qualità che fanno scegliere Davide rispetto a chi è più forte e più prestante di lui: “Era fulvo, con begli occhi e bello di aspetto”.
1) Occhi belli. Uno sguardo limpido con cui leggere se stessi, gli altri e la realtà senza cataratte concettuali che oscurano.
2) Aspetto bello. Una reputazione che nasce dalla coerenza con il contenuto valoriale che si ha dentro e che si offre.
3) Essere fulvo. Cosa significa? Il vocabolario dice che è “il biondo rossiccio del leone”. Ognuno ha la sua “forza da leone” e la si trova nelle pagine della propria vita: storie di amore e di tristezza, storie di successi e di fallimenti, storie di luce e di ombre.
Dio ci sceglie, gli piacciamo, perché sa leggerci dentro. C’è troppo di noi a cui noi stessi non diamo attenzione. C’è molto degli altri che non sappiamo cogliere. Le due cose vanno insieme: più si cerca di capire gli altri più ci si rende conto di quello che si è. “A Dio piacendo”, si dice. È un intercalare bellissimo per sottolineare che se Dio ci ha fatto originali, non possiamo vivere da fotocopie.
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CELEBRAZIONE DELLA MESSA
Sabato – ore 18
Domenica – ore 10 e 18