HEY TU!
27 settembre 2026
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VANGELO
Dal Vangelo secondo Matteo – In quel tempo, Gesù disse ai capi dei sacerdoti e agli anziani del popolo: «Che ve ne pare? Un uomo aveva due figli. Si rivolse al primo: “Figlio, oggi va’ a lavorare nella vigna”. Ed egli rispose: “Non ne ho voglia”. Ma poi si pentì e vi andò. Si rivolse al secondo e disse lo stesso. Ed egli rispose: “Sì, signore”. Ma non vi andò. Chi dei due ha compiuto la volontà del padre?». Risposero: «Il primo». E Gesù disse: «Infatti, verità io vi dico: i pubblicani e le prostitute vi passano avanti nel regno di Dio. Giovanni Battista venne a voi sulla via della giustizia e non gli avete creduto; i pubblicani e le prostitute invece gli hanno creduto. Voi, al contrario, avete visto queste cose, ma poi non vi siete nemmeno pentiti così da credergli».
RIFLESSIONE
Papa Leone ha detto: “Le parole suonano, gli esempi tuonano”.
Il primo figlio della parabola ci rispecchia tanto, quello che dice “no!” poi però si mette a lavorare, brontola ma le cose le fa lo stesso. Tutti abbiamo tante contraddizioni interiori,
ma, tutto sommato, non siamo proprio male.
Il secondo figlio ci ricorda invece chi con il suo atteggiamento parla bene e razzola male, dice e non fa, porge sorrisini davanti e poi frega dietro, chi spaccia mille moine ma zero risultati.
Viene da dire: “Che Giuda!” (il top dell’ipocrisia).
Se fossi stato io il padre, avrei reagito male, mandandolo a lavorare a calci: “Che Giuda che sei! Bla bla bla e poi nulla”.
San Paolo però mi frega dicendo “abbiate gli stessi sentimenti di Gesù”. Quindi immagino che lui piuttosto possa dirgli:
Hey tu! Sei stato un po’ Giuda! Non prendertela a male, piuttosto usa questa nota triste e rendila migliore. Ricordati prima però di riporla nel tuo cuore.
Hey tu, non essere dispiaciuto: tu sei fatto per riuscirci. Solo nel momento in cui lasci penetrare attraverso la pelle quello che è successo, puoi iniziare a migliorare. Ogni qualvolta provi dolore, però, devi imparare a fermarti: è stupido pensare di riuscire a portare il mondo sulle spalle.
Hey tu, non deludermi. Una possibilità tu ce l’hai, ora però vai e prendila. Non aspettare qualcun altro. Solo tu lo puoi fare: la spinta di cui hai bisogno è in te.
Hey tu, non peggiorare le cose: prendi una canzone triste e rendila migliore. Ricordati però di farla passare sempre nel tuo cuore e poi comincia a migliorarla”.
Queste parole non le ho inventate io, ma sono il testo della canzone “Hey Giude” dei “The Beatles”.
Il Vangelo – come la canzone – ci mette in guardia da tre tipi di persone: i primisti, gli adessisti, i dopisti.
I primisti sono quelli che dicono: “Sì, sì, ok, benissimo, però prima devo fare… però prima serve…”.
Gli adessisti sono quelli che dicono: “Sì, sì, ok, benissimo, però adesso ho un’urgenza… adesso vedo…”.
I dopisti sono quelli che dicono: “Sì, sì, ok, benissimo, però dopo aver fatto, dopo aver sentito…”.
Siamo invitati invece ad essere “gesuisti”, cioè come Gesù. Dovremmo cioè imparare a vivere il prima, l’adesso e il dopo, dando senso e valore alle parole con le azioni.
Come? Prendendo ogni nota sbagliata, immergendola nel cuore e provando a migliorarla.
Sia quando siamo come il secondo figlio, che dice sì e non fa, che quando siamo come il primo figlio, che brontola ma fa, ricordiamoci comunque che mancanze, errori, contraddizioni, fallimenti, crisi, non inquinano mai il valore di qualcuno.
Il Signore, come la canzone, non dice che tutto andrà bene, ma ci fa notare che il bene può andare in tutto. Può entrare anche dove le cose vanno male per smuoverle, proprio perché le parole suonano ma gli esempi tuonano.
LINK DELLA CANZONE CON TESTO
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CELEBRAZIONE DELLA MESSA
Sabato – ore 18
Domenica – ore 10 e 18