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Funamboli

FUNAMBOLI
28 giugno 2026
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VANGELO

Dal Vangelo secondo Matteo. In quel tempo, Gesù disse ai suoi apostoli: «Chi ama padre o madre più di me non è degno di me; chi ama figlio o figlia più di me non è degno di me; chi non prende la propria croce e non mi segue, non è degno di me. Chi avrà tenuto per sé la propria vita, la perderà, e chi avrà perduto la propria vita per causa mia, la troverà. Chi accoglie voi accoglie me, e chi accoglie me accoglie colui che mi ha mandato. Chi accoglie un profeta perché è un profeta, avrà la ricompensa del profeta, e chi accoglie un giusto perché è un giusto, avrà la ricompensa del giusto. Chi avrà dato da bere anche un solo bicchiere d’acqua fresca a uno di questi piccoli perché è un discepolo, in verità io vi dico: non perderà la sua ricompensa».

RIFLESSIONE

Quando si sentono parole di Gesù come quelle che presenta la pagina del Vangelo di oggi viene da pensare: è squilibrato!

È davvero così! Il Vangelo è una dottrina squilibrata e lo è per insegnarci ad essere funamboli.

La realtà è piena di abissi, incertezze, insicurezze, paure. Ci si sente traballanti fino a trovarsi col respiro mozzato, con il cuore in gola, con l’ansia che stritola. Basta pochissimo per cadere e farsi male tanto.

Il funambolo si sente non “appeso”, ma “sostenuto”. È una differenza enorme.

“Appeso” è chi si percepisce vittima di un destino avverso e cerca di salvarsi, “sostenuto” invece è chi crede possibile andare avanti e attraversare l’abisso, sfidando il vuoto.

L’appeso sente una forza che lo tira giù, che lo inghiotte.

Il sostenuto invece balla, gioca, fa acrobazie sopra il nulla.

Nel precariato delle nostre vite traballanti Dio non colma le voragini ma – come cavo invisibile – ci sostiene sopra. Non lo fa con ponti sicuri, ma con tracce incerte e sottili. Sta a noi accorgercene, sta a noi fidarci, sta a noi attaccarci, sta a noi, poi pian piano, imparare a camminarci. Il Vangelo insegna a reggere lo squilibrio.

L’incertezza destabilizza sempre e comunque, dà angoscia, ma se ti senti sostenuto e non solo appeso, affronti tutto.

Questo è “il prendere la croce” di cui parla Gesù: non per esservi appesi, ma per sentirsi sostenuti.

La forza della fede aiuta a gestire i vuoti, anche quelli più profondi e terrificanti, insegnando ad essere funamboli.

Lo squilibrio non è il contrario di una vita ordinata, ma ne è una parte essenziale.

Senza squilibrio non c’è cambiamento.

Senza instabilità non c’è evoluzione.

È nello stress che esce più forte la forza di reazione.

È nelle rotture che scopriamo chi siamo.

È nei momenti difficili che capiamo chi vogliamo diventare.

La crisi scuote, sveglia, da chiarezza su stessi e sugli altri.

Vale per le dinamiche psicologiche e emozionali personali.

Vale per le situazioni lavorative e per le attese o i progetti.

Vale anche e soprattutto nelle relazioni e nei legami.

Quando tutto è stabile e prevedibile, ovvio e scontato si rischia un ingrigimento nella tiepida mediocrità.

Perdere stabilità fa paura, perché svuota di certezze e riempie di insicurezze, ma è anche ciò che ci permette di diventare più profondi, più consapevoli, più veri.

È questo secondo me l’orizzonte di senso con cui leggere l’interpellante squilibrio di priorità in amore dato da Gesù (chi non ama padre, madre, figli “più” di me…).

Il punto non è cercare una vita senza squilibri, ma imparare a non averne paura, perché non siamo degli appesi sopra l’abisso, ma dei sostenuti dall’infinito.

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CELEBRAZIONE DELLA MESSA

Sabato – ore 18

Domenica – ore 10 e 18