PERÒ
7 giugno 2026 – solennità del Corpus Domini
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VANGELO
Dal Vangelo secondo Giovanni – In quel tempo, Gesù disse alla folla: «Io sono il pane vivo, disceso dal cielo. Se uno mangia di questo pane vivrà in eterno e il pane che io darò è la mia carne per la vita del mondo». Allora i Giudei si misero a discutere aspramente fra loro: «Come può costui darci la sua carne da mangiare?». Gesù disse loro: «In verità, in verità io vi dico: se non mangiate la carne del Figlio dell’uomo e non bevete il suo sangue, non avete in voi la vita. Chi mangia la mia carne e beve il mio sangue ha la vita eterna e io lo risusciterò nell’ultimo giorno. Perché la mia carne è vero cibo e il mio sangue vera bevanda. Chi mangia la mia carne e beve il mio sangue rimane in me e io in lui. Come il Padre, che ha la vita, ha mandato me e io vivo per il Padre, così anche colui che mangia me vivrà per me. Questo è il pane disceso dal cielo; non è come quello che mangiarono i padri e morirono. Chi mangia questo pane vivrà in eterno».
RIFLESSIONE
Nel capitolo 20 de “I Promessi Sposi” c’è una straordinaria definizione di Dio che ci aiuta oggi a capire l’immenso mistero della presenza reale di Gesù nel pane eucaristico, in questa festa del Corpus Domini, del Corpo di Cristo, del Santissimo che si fa boccone di pane nelle mie mani.
Nell’animo dell’Innominato c’è un tarlo che genera inquietudine, c’è una lotta atroce tra dubbio e mistero. Ha rabbia, non sa dare un nome a tutto ciò, non sa gestirlo. Pian piano cede a una forza che lo abbraccia, nonostante lui, dandogli il coraggio di scandagliare gli abissi della sua anima, prendendo sul serio la sua vita, nel bene ma anche nel male.
Manzoni scrive: “Quel Dio di cui aveva sentito parlare, ma che, da gran tempo, non si curava di negare né di riconoscere, occupato soltanto a vivere come se non ci fosse, ora, in certi momenti d’abbattimento senza motivo e di terrore senza pericolo, gli pareva sentirlo gridar dentro di sé: «io sono però»”.
L’innominato, l’anonimo, oggi ha il nome di ciascuno di noi. Ci accumuna a lui l’inquietudine di perché irrisolti, la spiritualità non negata né coltivata, l’agire come se Dio non esistesse, il trovarsi abbattuti senza grave motivo o impauriti pur senza pericoli in vista.
Arriva anche per noi quel sussurro di Dio: “io sono, però”. Io ci sono per te, però. Io ci sono per te come un “però”.
Un “però” può essere negativo, pessimista, cupo (però io) o brontolone (però tu), ma un “però” può essere anche uscita di sicurezza, paracadute negli errori, alibi che difende, guizzo di ripresa, sussulto di positività, scintilla di speranza (dai però, però vedrai, però magari, però comunque…). È la stessa differenza tra i nostri “però” e il “Però” di Dio.
Il “però” di Dio ha la forma di un’ostia di pane nelle mie mani; mani che hanno sbagliato, colpito, additato, rubato, rovinato, che sono sporche, chiuse, vuote. Il Signore è lì “però” nonostante limiti, peccati, fragilità, dubbi. Ah però!
“Beati noi invitati anche se non siamo degni”, diciamo. È triste e illogico se poi da invitati non mangiamo: è come se un amico ci invitasse al ristorante, noi ci andiamo, ci sediamo, leggiamo il menù, ordiniamo i piatti più buoni ma poi non mangiamo nulla. Come ci resterebbe il nostro amico?
Lo stesso a Messa: arriviamo, leggiamo il menù (le letture), sul tavolo si porta il meglio (la consacrazione di pane e vino), ma non mangiamo nulla (non facciamo la comunione). Come ci resta il Signore?
I nostri “ma” (ma ho fatto mille peccati, ma sono indegno, ma non mi sono confessato) sono vinti dal “però” di Dio.
Fare la comunione è ricevere in dono il “però” di Dio.
Fare la comunione è interiorizzare la logica del “però”.
Fare la comunione è darsi il diritto di trovare un “però” dentro i nostri limiti e dentro le contrarietà quotidiane.
Fare la comunione è diventare scopritori di “però”, esperti di “però”, spacciatori di “però”, contagiosi di “però”.
Accogliamo senza paura il boccone del suo “però” che rende capaci di dire: “io ci sono perché ho un però” perché ho tra le mani e dentro di me il “però” di Dio.
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CELEBRAZIONE DELLA MESSA
Sabato – ore 18
Domenica – ore 18 (NO ore 10)