BENEDIRE
1 marzo 2026 – Seconda domenica di Quaresima
LETTURA
Dal libro della Gènesi – Il Signore disse ad Abramo: «Vàttene dalla tua terra, dalla tua parentela e dalla casa di tuo padre, verso la terra che io ti indicherò. Farò di te una grande nazione e ti benedirò, renderò grande il tuo nome e possa tu essere una benedizione. Benedirò coloro che ti benediranno e coloro che ti malediranno maledirò e in te si diranno benedette tutte le famiglie della terra». Allora Abramo partì, come aveva ordinato il Signore.
RIFLESSIONE
“Molte volte lasciamo che le benedizioni si ammuffiscano e poi le chiamiamo maledizioni” (Henry Ward Beecher).
In questa Quaresima mi faccio guidare dalla prima lettura. Le pagine dell’Antico Testamento non sono facili e l’attenzione di solito la prende solo il Vangelo.
Settimana scorsa Adamo, indicandoci il male come serpente che cerca di far entrare dentro il suo veleno per farci affogare, ci ha insegnato il valore delle piccole attenzioni.
Oggi ci viene presentata la figura di Abramo. Si fida di Dio sfidando la realtà.
Non ha solo il desiderio di avere benedizioni e benefici, ma fa sua la prospettiva di “essere benedizione” lui stesso attraverso una vita luminosa e realizzata come indica il Vangelo raccontando il mistero della trasfigurazione di Gesù.
Le condizioni necessarie per trasfigurarsi sono impegnative: lasciare la terra, mollare le parentele, affrontare i malefici.
Innanzitutto “lasciare la terra”, cioè gli orticelli dei pregiudizi, che bloccano con gli steccati delle presunzioni.
Poi mollare le parentele, cioè i rapporti scontati, le abitudini che paralizzano, le apparenze che imprigionano.
Infine tenere in conto il male (“maledirò chi ti maledirà”) cioè considerare inevitabili crisi, tensioni, rotture. Non si possono evitare, ma si possono affrontare.
Al grande saggio arabo Al-Khawarizmi chiesero un parere sul valore dell’essere umano. Rispose:
“Se uno ha coscienza (o etica) il suo valore è 1. Se in più è intelligente aggiungete uno zero e il suo valore sarà 10. Se poi è anche ricco aggiungete un altro zero e il suo valore sarà 100. Se, oltre a tutto ciò, è pure una bella persona, aggiungete un altro zero e il suo valore sarà 1000. Attenti bene, però, che se perde l’1, cioè la coscienza, si troverà con il nulla, perché il resto sono tutti zeri. Solo se tieni ben fisso l’1 davanti a tutto, gli zeri valgono. Intelligenza, ricchezza, bellezza da sole (senza coscienza) sembrano benedizioni, ma diventano una maledizione”.
Il principio dell’etica evangelica è la custodia di questo “1” che sono i valori, gli ideali, i principi, la fede, la speranza.
Viviamo allora questa settimana di Quaresima prendendo come impegno quello di benedire, ma con tre sfumature.
La prima: benedire nel senso di ringraziare, cioè di accorgerci della fortuna di tanti doni immeritati che ogni giorno riceviamo da Dio, dalla vita, dagli altri.
La seconda: benedire nel senso di dire-bene, di apprezzare di più e brontolare di meno, di complimentarsi, di usare parole dolci, espressioni di stima, toni gentili.
La terza, infine, che è la più impegnativa: essere benedizione, donando a sorpresa gesti di tenerezza, di premura, di aiuto, di perdono, di riavvicinamento… che illuminino sorrisi.
Per una volta proviamo a fare il contrario: a lasciare cioè che siano le maledizioni ad ammuffire. Valgono zero. Se invece si cura la coscienza, ogni zero impreziosisce l’1.
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CELEBRAZIONE DELLA MESSA
Sabato – ore 18
Domenica – ore 10 e 18