SVEGLIA
25 dicembre 2025 – Natale del Signore
Con l’augurio che sia passata solo la data del 25 dicembre ma possa essere custodito lo spirito del Natale
don Giulio
VANGELO
Dal Vangelo secondo Luca – Un decreto di Cesare Augusto ordinò che si facesse il censimento di tutta la terra. Anche Giuseppe, dalla Galilea, da Nàzaret, salì in Giudea alla città di Betlemme. Doveva farsi censire insieme a Maria, sua sposa, che era incinta. Mentre si trovavano in quel luogo, si compirono per lei i giorni del parto. Diede alla luce il suo figlio primogenito, lo avvolse in fasce e lo pose in una mangiatoia, perché per loro non c’era posto in un alloggio. C’erano in quella regione alcuni pastori che vegliavano la notte facendo la guardia al gregge. Un angelo si presentò e la gloria del Signore li avvolse di luce. Furono presi da grande timore, ma l’angelo disse: «Non temete: vi annuncio una grande gioia: oggi è nato per voi un salvatore, il Cristo Signore. Questo il segno: troverete un bambino avvolto in fasce, adagiato in una mangiatoia». Apparve una moltitudine di angeli che lodava Dio e diceva: «Gloria a Dio nel più alto dei cieli e sulla terra pace agli uomini, che egli ama».
RIFLESSIONE
Quando il lunedì mattina suona la sveglia e si ha la possibilità di azzittirla è una goduria.
Questa secondo me è un’immagine del Natale.
Spegnere la sveglia rende contenti, tanto quanto spegnere Dio perché a volte dà proprio fastidio.
L’Oste spegne Dio: non ha posto per lui tra mille urgenze.
Re Erode spegne Dio: non rientra nei suoi schemi blindati.
I benpensanti spengono Dio perché hanno la verità in tasca.
Gli abitanti di Betlemme spengono Dio: hanno da fare festa.
La notte spegne Dio, preferendo stare rassegnata nel buio.
E continua ancora oggi.
Il mondo spegne Dio perché ai sorrisi preferisce le guerre.
La società spegne Dio: il vociare del gossip attira di più.
La famiglia spegne Dio quando i valori alti a cui si dà importanza sono la glicemia e i trigliceridi.
Chi è disperato (malato, povero, in crisi, solo) spegne Dio: chiedendosi “dove era?” e “che senso ha parlare di gioia?”.
Il Natale stesso spegne Dio, infatti si fanno gli auguri a tutti tranne che a Gesù, eppure il compleanno è il suo.
Dio però non molla e anche se noi cerchiamo di spegnerlo e di silenziarlo, lui ritorna a scuoterci, come la sveglia.
Il vagito del Dio Bambino è una sveglia: sveglia la notte, sveglia gli angeli, sveglia le stelle, sveglia i pastori, sveglia le greggi, sveglia il bue e l’asinello, sveglia Betlemme addormentata, sveglia Re Erode, sveglia i Magi, sveglia la storia, sveglia il mondo… e oggi sveglia noi.
È un pianto scomodo però perché interpellante. Sono molto più appaganti i post sdolcinati che promettono di tutto e di più: ricchezza, salute, fortuna, benessere.
Vorrei augurarvi che lo spirito del Natale continui “senza”.
Un Natale senza abbondanza ma con più essenza.
Un Natale senza luccichii ma con la luminosità dei rapporti.
Un Natale senza buonismi ma con più dolcezza.
Un Natale senza social ma con più incontri.
Un Natale senza indigestioni ma con più condivisione.
Un Natale senza convenevoli ma con più premura.
Un Natale senza strombazzamenti ma con un campanellino.
Dio a Betlemme, in Gesù, è piccolo e delicato come un campanellino che continua a suonare oggi dentro ognuno.
Non si spaventa se tanti pensieri rumorosi lo coprono, se continue frustrazioni ci rendono sordi. Non smette mai di tintinnare.
Cosa sia questa sveglia interiore ce lo spiega un dialogo tra un credente e un ateo (scritto da Achille Campanile).
Un uomo di fede dice ad un amico: “Io sono credente, ma tormentato dal dubbio che Dio non esista”. L’altro, uomo in ricerca, risponde: “Io, peggio. Sono ateo, ma afflitto dal dubbio che Dio esista realmente”.
Gesù nasce per noi in ogni “tin” che suona nella coscienza,
in ogni “bip” con cui le coincidenze ci mandano messaggi,
in ogni “drin” nascosto in quello che ci succede,
in ogni “dlin dlon” che le relazioni fanno vibrare.
Sta a noi silenziarlo oppure svegliarci alla vita.